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Recensione di Parasite Eve 2 di Trivia

Uno dei giochi più rimpianti per noi possessori europei della gloriosa PlayStation è senza dubbio Parasite Eve, il noto Action-GDR Horror di mamma Square incentrato sulle vicende della bella Aya Brea.
La povera Aya, agente di polizia in quel di New York, era stata incaricata di investigare su una serie di incidenti, cominciati la notte della Vigilia del Natale ’97 all’ Opera House. Dietro questi inspiegabili incidenti si trovava una donna, chiamata Eve, in grado di manipolare i mitocondri all’ interno delle cellule umane. I mitocondri sono organuli presenti nelle cellule degli organismi multicellulari. Dato che il loro DNA è diverso da quello del nucleo dela cellula ospite, si pensa siano resti di organismi distinti che il nucleo assorbì subito dopo la comparsa della vita sulla terra.
Agendo su di loro, Eve riusciva a tramutare gli uomini in abominevoli mostri dotati di spaventosi poteri.
Inoltre, fatto inquietante ed inspiegabile (ma tuttavia comprensibile data la necessità dell’ “Happy end”), la nostra eroina Aya era immune a questi mutamenti; non solo, ma la particolare azione dei mitocondri all’ interno delle sue cellule le conferivano alcuni poteri eccezionali, oltre a farla sembrare più govane di quanto non sia in realtà.
Alla fine, come era facile aspettarsi, il suo intervento riportò la situazione sotto controllo.

Il gioco, inspiegabilmente, non fu mai distribuito nel Vecchio Continente nonostante l’ apertura, “all’ epoca” (eppure sono passati solo pochi anni… ma a quel tempo chi aveva mai sentito parlare di “Third Place”? :-D), di una succursale europea della grande S, e l’ unico modo per giocarlo rimase affidarsi all’ importazione parallela (o alla pirateria).
Per la gioia di tutti i giocatori europei di ruolo e non, Square ha però deciso di pubblicare anche qui da noi il secondo capitolo del gioco, ancora una volta per PSone, intitolato (i casi della vita…) Parasite Eve II.
La nostra nuova avventura è ambiantata a Los Angeles, 3 anni dopo le vicende narrate nel primo episodio; la nostra Aya ha lasciato la polizia ed è entrata nel MIST (Mitochondrion Investigation and Suppression Team), un corpo speciale dell’ FBI incaricato esclusivamente di investigare sull’ eventuale comparsa di nuove creature neo-mitocondriache.
E le creature, come avrete intuito, ricompariranno ancora una volta, stavolta invadendo un grattacielo nel centro della metropoli; la squadra mandata a “ripulirlo” ha fallito nel suo intento, e non c’è dubbio: è ancora una volta un lavoro per l’ agente Brea!
Questo è solo l’ inizio di una storia avvincente, che ci appassionerà fino all’ epilogo, in un sinistro centro di ricerche nelle profondità del deserto del Mojave, passando per un piccolo e sperduto paesino nel deserto.

Così come il suo predecessore, PE2 non è un GDR in piena regola, avvicinandosi per certi aspetti più ai vari Resident Evil che alla saga di Final Fantasy; esploreremo infatti ambienti bui e claustrofobici risolvendo numerosi enigmi, proprio come nei più classici giochi di avventura.
Potremo anche interagire con altri personaggi, caratterizati egregiamente; molto presto infatti inizierà a farsi largo dentro di noi la sensazione di trovarci sulla stessa barca, una barca che stà lentamente andando a fondo, ed a temere il peggio ogni volta che uno dei nostri amici non compare per troppo tempo.
Anche il sistema di combattimento ha poco a che spartire con quello dei normali giochi di ruolo, avvicinandosi di più a quello di un classico adventure.
Il gioco tradisce però la sua natura “giddierresca” nel sistema di crescita del personaggio; infatti Aya possiede numerose magie, di attacco e di difesa, ognuna delle quali possiede più livelli di potenza; vincendo gli scontri otterremo punti esperienza, che potremo così usare per salire di livello nelle magie che preferiamo. Nonostante questo sistema sia molto più semplice ed intutitivo, ad esempio, della “sferografia” di Final Fantasy X, permette comunque di agire in modo sensibile sulla crescita della protagonista, permettendo di scegliere tra un approccio di gioco offensivo o più difensivo.

Molto numerose sono anche le armi, che possono essere combinate tra loro o con altri oggetti speciali per incrementarne le statistiche (potenza di fuoco, numero di proiettili, velocità…).
Il gioco presenta dei personaggi poligonali che si muovono su fondali statici pre-renderizzati (deliziosa tuttavia una scena, nei primi minuti di gioco, in cui una telecamera dinamica segue i movimenti del personaggio), in maniera simile a quanto avveniva già in altri capolavori Square; ma la tecnica adottata questa volta si mostra un ulteriore passo avanti, e l’ impatto grafico è senza alcun dubbio ottimo, probabilmente ai massimi livelli per una macchina ormai con molti anni di vita.
Siamo sicuramente di fronte ad un titolo eccellente, che tuttavia potrebbe pagare la mancata pubblicazione dell’ episodio precedente, in quanto il giocatore potrebbe sentirsi alquanto disorientato a causa dei richiami sparsi quà e là per il gioco. Tuttavia questo non impedisce di gustare a pieno un prodotto eccellente, che offre divertimento e qualità garantite da uno dei nomi più autorevoli nel campo dei GDR, la Squaresoft.
E scusate se è poco.

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