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Recensione di ICO

Siamo in un piccolo villaggio sperduto in una campagna medievale senza tempo, la vita scorre serena immersa nelle tradizioni e nelle consuetudini, purtroppo però un piccolo neo macchia questa comunità, una strana coincidenza che a distanza di anni porta ciclicamente alla nascita un bambino dotato di lunghe corna sulla testa. Questo strano avvenimento è vissuto come presagio di sventura da parte dei nativi e la tradizione vuole che, purtroppo, al raggiungimento dell’adolescenza il bimbo venga portato in “esilio” in un enorme vecchio castello abbandonato, una fortezza protetta da oscure forze che racchiude dentro di sè i resti dei malcapitati che a suo tempo nacquero con queste corna e di volta in volta furono rinchiusi fra quelle mura ad aspettare la morte.

Nei panni di ICO quindi, non siamo certo entusiasti di finire i nostri giorni rinchiusi nel possente maniero, ma la sorte ci vuole dare un’ultima preziosa possibilità di salvezza, di rinfrancarci da questa condanna dovuta solo alla colpa di essere nati con questa poco simpatica appendice ossea: una piccola scossa sismica fa vacillare il sarcofago nel quale ci hanno rinchiusi vivi, lo fa cadere e rompendosi ci riporta alla libertà! Ora però siamo soli, in questo gigantesco castello, armati solo di un bastone dobbiamo cercare la via della fuga ma sul nostro cammino incontriamo Yorda, una figura femminile eterea ed evanescente come il crepuscolo, quasi immateriale tanto è delicata e fragile, una dolce e sperduta compagna di prigionia, non riusciamo a capire le sue parole ma siamo fermamente convinti che la porteremo fuori da queste mura insieme a noi.

Inizia un’avventura speciale e splendida, durante la quale saremo sempre chiamati a confrontarci con le barriere architettoniche presenti nel castello, costruito evidentemente per grandi e forti cavalieri, ma decisamente ostico da attraversare in tutti i suoi passaggi più insidiosi per due bambini e soprattutto per la debole Yorda, la piccola deve essere sempre tenuta per mano e guidata sui suoi tremebondi passi verso la libertà, non sempre lei riuscirà a seguirci nei salti e nei passaggi più angusti, starà a noi quindi cercare il modo migliore per spianarle la strada verso l’uscita, una sfida continua come un puzzle che si presenta ogni volta che accediamo ad una nuova ala del castello, ma non solo: dovremo guardarla da strane creature di ombra che si levano di tanto in tanto dal terreno e cercano in ogni modo di rapire la luminosa fanciulla per portarla nelle tenebre da dove provengono, per aiutarla avremo solo il nostro bastone e la nostra velocità, ma dovremo mettercela tutta per soverchiare questi attacchi nemici superiori nel numero e nei poteri.

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L’avventura che siamo chiamati ad affrontare è speciale e diversa dal solito, non abbiamo mostri orrendi o zombi assetati di sangue, non esistono armi da fuoco o lanciamissili, non ci sono città abbandonate o in rovina, niente musiche arrizzacapelli, siamo in una terra completamente diversa, una terra silenziosa e mistica fatta di tinte pastello e di cinguettii di uccelli, di brezza del mattino e di sole splendente, un sole che illumina questa antica fortezza che ci fa da scenario, una fortezza immensa e possente, un castello costruito evidentemente per una grande dinastia passata che è caduto in abbandono ma sempre insidioso e pieno di passaggi ostici, uno scenario incantevole nella sua magnificenza e pulizia di disegno, un dettaglio eccezionale per un’ambientazione da favola, eterea ed onirica allo stesso tempo, un sogno da vivere dall’inizio alla fine con tutti gli elementi della favola, dalla principessa da salvare alla libertà da conquistare, un viaggio incredibile che toccherà la sensibilità di tutti quelli che sapranno apprezzare la dolcezza di questo mondo incantato e soprattutto della fanciulla Yorda, una creatura che si fida di noi, che si fa prendere per mano e si fa condurre con speranza attraverso i pericoli, che ci aiuterà a sua volta quando sarà chiamata a farlo ricambiando ciò che abbiamo fatto per lei.

Pochi effetti musicali, non ce n’è bisogno, solo rumori ambientali di brezza marina e il dettaglio delle ambientazioni sono sufficenti a farci calare nel mondo di ICO, niente menù con abilità o oggetti, niente barre di energia o cronometri, solo noi stessi armati di bastone a difendere la nostra bella, il Game Over avviene solo quando non riusciamo a difenderla e le creature d’ombra riescono a portarcela via, un gameplay semplice ma azzeccato laddove la semplicità è proprio la chiave per godersi appieno questo splendido titolo, originale e nuovo nel suo genere.

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Se si desidera vivere un’avventura nuova e accattivante ma non si ha voglia di familiarizzare con altri sistemi di controllo e menù complicati, se si desidera entrare in un mondo di sogno disegnato dalla matita di un creatore di fiabe ma senza vedere mostri aberranti, ecco che ICO è il titolo che fa per noi, offrendoci una sfida insolita ma mai frustrante, semplice ma allo stesso tempo stuzzicante, un titolo che ogni appassionato dovrebbe certamente avere o comunque provare almeno una volta, per vedere con i propri occhi che al giorno d’oggi è ancora possibile fare qualcosa di nuovo nel mondo dei videogames senza cadere nella banalità e senza l’ausilio di complessi sistemi di controllo ma allo stesso tempo sfruttando al massimo le potenzialità grafiche di PlayStation2 regalandoci un’esperienza gradevolissima da vivere completamente senza pensare a nient’altro.

Grazie e Ciao!

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