Recensione di Valkyrie Profile
Signore & Signori, Enix, creatrice della saga
“Dragon Quest”, in collaborazione con Tri-Ace, celebre per l’ottimo
“Star Ocean”, presentano “Valkyrie Profile” per Sony PsOne.
Si potrebbe presentare in questo modo l’epico Gdr uscito solo in
versione Jap/Usa nell’ormai lontano 2000, un gioco che risiede su due
dischi infarciti di grandi citazioni e personaggi propri di una certa
antica mitologia nord-europea.
Siamo nei panni della valchiria Lenneth, una sorta di mietitrice di
anime mortali, incaricata di cercare, assistere e allenare le anime dei
guerrieri deceduti per prepararle al loro destino finale cioè affiancare
il grande Dio Odino nel corso dell’imminente evento che segnerà la
battaglia definitiva tra gli Dei e la conseguente fine del mondo degli
umani: il terribile Ragnarock.
Durante questo terrificante evento, i guerrieri allenati dalla nostra
Lenneth si lanceranno in battaglia al fianco di Odino contro gli altri
Dei e dovranno essere dei guerrieri perfettamente addestrati per il
compito che li attende.
Gli esseri umani che popolano queste cupe terre di una antica Europa
sembrano esistere solo in funzione della sopravvivenza alle ostilità
della vita, una resistenza umana che si infrangerà inevitabilmente
contro il destino della Morte, evento ineluttabile che verrà sempre
descritto con scene drammatiche e profondi dialoghi tra i personaggi,
nel momento in cui l’anima lascia le spoglie mortali del guerriero o del
grande condottiero, per essere poi raccolta da Lenneth che potrà
disporne così nel gruppo degli elementi del Party che la affiancheranno
nel prosieguo della sua missione.
La strada che conduce al Ragnarock è composta da otto capitoli a loro
volta suddivisi in unità temporali che scorrono dal momento in cui
Lenneth visita una città, una foresta o altro, fino al compimento della
missione, missione che comunque è sempre sotto il controllo dei poteri
mentali di Lenneth che sà sempre quale sarà la prossima tappa: le basta
infatti “elevarsi” al di sopra delle terre mortali per “sentire” dove
capiterà il prossimo avvenimento, sia esso il trapasso di un valoroso
guerriero al quale “rubare” l’anima, sia il recarsi in determinati
dungeon dove affrontare mostri e nemici.
Tutto il gioco ruota attorno ai temi della Guerra e della Morte, resa in
modo molto particolare, fatalista certo, per il fatto che tutto sembra
ineluttabile e ineludibile, tutto è già scritto e la nostra Lenneth è
quasi un Angelo Nero che sente la Morte avvicinarsi nelle città e nei
villaggi, la segue e la vede materializzarsi, quindi procede al
“reclutamento” dell’anima che servirà alla Grande Guerra, ma anche
questa guerra segnerà comunque la fine del mondo degli umani, un disegno
che crea un’atmosfera cupa e tetra, protagonista insolita e
incredibile.
Allo stesso tempo tutto questo ha anche una valenza differente, in
quanto rispecchia in parte quelli che sono i dettami delle credenze
religiose proprie della nostra cultura, infatti la vita degli uomini
mortali viene rappresentata sempre come una continua lotta verso le
ostilità e le piccole angherie e delusioni che ognuno è costretto a
vivere quotidianamente, una vita “piccola” in sostanza, ma nel momento
della Morte, vista come un vero e proprio passaggio verso un altra vita
migliore, l’anima acquista un valore immortale e viene investita di una
grande responsabilità dovuta ad un grande obiettivo, affiancare appunto
Odino.
Questo scopo è la testimonianza che grandi valori e grandi obiettivi
nobili verranno raggiunti solo dopo il trapasso, soglia da varcare
necessariamente per “elevarsi” al di sopra di una dimensione terrena e
mortale che non offre nulla per cui esaltarsi.
Trama e narrazione hanno pochi eguali quanto a originalità e profondità.
Tecnicamente il titolo sorprende ancora, dato che nonostante le tendenze
classiche del genere notiamo come i dungeon e le ambientazioni sono
tutte bidimensionali ma non solo, durante l’esplorazione la nostra
“eroina” si muoverà su scale, ponti, passaggi, quasi in stile
“Castlevania” e, una volta raggiunto il nemico ben visibile, basterà
toccarlo per dare vita allo scontro, oppure dargli una bella spadata in
testa per garantirsi il primo turno di attacco.
Durante i combattimenti, sempre a turni, è possibile assegnare ai
personaggi degli attacchi configurabili attraverso i tasti del pad, in
questo modo è possibile realizzare delle vere e proprie combo che,
grazie ad un sistema pseudo-Tekken, riescono a scatenare attacchi e
colpi devastanti, tutto per ottenere punti esperienza e quant’altro
possa permettere alle nostre anime guerriere di crescere e potenziarsi.
La sfida si arricchisce di complessità quando, all’inizio di ogni
capitolo, Odino ci comunica di quali tipi di guerrieri ha bisogno,
quindi starà a noi cercare di affinare al massimo le qualità richieste
sfruttando allo scopo i punti che guadagneremo in battaglia, aumentando
così parametri particolari come capacità tattica, attitudine al comando,
istinto di sopravvivenza eccetera.
Questo sistema, unito ovviamente all’obbligo di inviare al cospetto di
Odino i guerrieri più forti, obbliga il giocatore a centellinare i punti
ed a sviluppare tutti i personaggi evitando di concentrare tutto su un
unico personaggio, partito il quale si rimarrebbe con un party troppo
debole.
Si potrebbe essere portati a pensare di infischiarsene di questo
meccanismo, inviare solo i personaggi scarsi e tenere per sé quelli
migliori, in realtà non conviene: in Valkyrie Profile non esistono Item
Shop o Weapon Shop, tutto viene ritrovato dentro a forzieri disseminati
lungo il cammino, ma sono armi fabbricate dagli umani e possono
rompersi, quindi come fare? Semplice, se svolgeremo bene il compito che
Odino ci ha assegnato, ogni volta che torneremo nel Valhalla verremo
ricompensati con più o meno punti-materializzazione, l’utilizzo dei
quali grazie ai poteri di Lenneth darà luogo alla creazione, per
esempio, di una super-arma indistruttibile in quanto divina, che ci farà
molto comodo, oppure un oggetto che potrà anche essere scambiato o
barattato con altri punti, o tramutato in altre deliziose amenità
compresi i libri dai quali si imparano gli incantesimi.
Dungeon segreti, artefatti magici nascosti da recuperare, personaggi da
reclutare, tantissime cose da fare in questo magico titolo che presenta
ben tre finali diversi, a seconda della bontà del nostro lavoro e
dell’accuratezza della nostra esplorazione.
Originalità è la parola chiave, una struttura non lineare, raffinatezza
della trama, buona recitazione dei dialoghi in inglese della versione
Usa, character design, trama insolita e obiettivi mai visti prima in un
Gdr, fanno di Valyrie Profile un titolo di uno spessore enorme,
purtroppo però a tutto questo fa da contraltare un’impostazione
complessa, che sicuramente non spaventerà l’appassionato che cerca un
titolo “forte” e impegnativo, ma dall’altro lato allontanerà il
giocatore “classico” che si trova più a suo agio con l’impostazione
tradizionale e che magari non apprezzerà una scelta grafica particolare
bidimensionale.
Ovviamente questi non sono problemi se cerchiamo un titolo potente e infatti questo Valkyrie Profile, nonostante sia uscito da parecchio, si rivela un Gdr veramente da serie A e lo consiglio vivamente a tutti i giocatori sensibili, che vogliono vivere un’esperienza intensa e diversa dai cànoni classici ai quali siamo tutti abituati, basta infatti andare oltre all’aspetto grafico datato per trovarsi dentro ad un mondo buio e magico che non abbiamo mai conosciuto prima.
