Recensione di Final Fantasy V
Final Fantasy V esce in Giappone sul Super Famicom il 6 dicembre 1992. Come (quasi) da prassi, non esce nè in America nè in Europa, questa volta sembra per l’eccessiva difficoltà, assolutamente non adatta al giocatore medio. Vedrà finalmente la luce fuori dal Giappone solo in occasione del lancio sulla PSone della raccolta “Final Fantasy Anthology”, distribuita sia in America che in Europa. Finalmente i giocatori d’oltreoceano hanno la possibilità di giocare ad un titolo di culto, ma qualcosa non va. Tolta la discutibile conversione su Psone piena zeppa di rallentamenti killer (neanche “Final Fanatsy Chronicles” si salverà da questa placida opera di devastazione: un esempio su tutti i micidiali caricamenti di “Chrono Trigger”), è il gioco in sè a deludere.
Ma andiamo con ordine: dopo la magnifica trama di
Final Fantasy IV, giocata sulla buonissima e carismatica
caratterizzazione di tutti i personaggi, ci si aspettava qualcosa di
simile nel FF successivo.
E invece, clamorosamente è questo il punto
debole dell’opera! Graficamente Squaresoft dimostra di essersi
impratichita nel lavorare sul Super Famicon/Nintendo, ottenendo una
grafica decisamente d’effetto che si beve quella di FFIV in termini di
eleganza e bellezza delle varie locations del gioco (l’apice grafico 2D
lo raggiungeremo con Final Fantasy VI, capolavoro anche oggi in termini
puramente visuali). Ma cosa serve questo quando questa bellezza è messa a
disposizione di una storia che non offre grossi spunti di interesse?
Questa
la storia in breve: mille anni prima delle vicende narrate nel gioco,
un potentissimo mago chiamato Enuo inizia a distruggere il mondo con
l’aiuto di una entità sconosciuta chiamata “Void”. La gente riesce a
sconfiggere il mago con dodici leggendarie armi (indovinate chi tornerà
ad usarle…), e rinchiude il Void, così si chiamava la creatura, con
l’ausilio dei 4 mitici cristalli che governano le forze della natura
(cristalli… vi ricordano qualcosa?), che finiscono però per dividersi
in due, dividendo quindi anche il mondo in due. Lo spirito ancora
vivente di Enuo, però, nascondendosi in un albero di quello che è il
secondo mondo, inzia negli anni a riprendere le forze e rinasce come un
cavaliere nero chiamato X-Death (quello che sarà il principale
antagonista nel gioco). X-Death quindi tenta di riprendere il dominio su
tutti grazie al suo esercito, ma viene sconfitto nuovamente dai 4
grandi “guerrieri dell’alba” che lo rinchiudono nel primo mondo dove i
cristalli lo terranno segregato. X-Death però, indistruttibile, inizia
coi suoi poteri a mandare emissari a distruggere i vari cristalli che
gli impediscono, oltre che di rinascere, anche di andare nel secondo
mondo, dove sarebbe in grado anche di liberare nuovamente il potere del
Void.
Sarà compito di Bartz, Reina (Lenna il nome originale), la
bella Faris ed il misterioso Galuf, tutti (sembra) imparentati con i
quattro mitici guerrieri, tentare di impedire la piena rinascita di
X-Death, salvando i cristalli sparsi nel loro mondo dal processo di
distruzione. Inutile dire che non ci riusciranno, che X-Death rinascerà e
che inizierà una lunga guerra contro di lui in quel pianeta, nell’altro
e…
Diciamo subito che, nonostante la storia possa apparire
affascinante, nel gioco viene dato uno spazio puramente accessorio ad
essa, privilegiando invece il fattore giocabilità. Ebbene sì, torna
direttamente da Final Fantasy III il job system, questa volta
infinitamente più grande e con infinite probabilità di
personalizzazione, visto che si possono combinare abilità di una classe
con quelle di un’altra, creando guerrieri unici. Curioso però che alla
fine del gioco si finisca con l’utilizzare sempre le stesse identiche
classi dato che il boss finale che non permette strategie differenti
(con buona pace della libertà di scelta): c’est la vie…
Il senso
onnipresente di deja vu della storia e degli avvenimenti (deja vu
evidentemente causati dal ricordo di FFIII e IV, che pare essere ben
presente nella mente dei i programmatori che hanno curato questo quinto
capitolo) persiste andando avanti nel gioco, e rimane impresso fino a
ben oltre metà del gioco: solo in quel momento il tutto inizia ad
ingranare, ma è già troppo tardi.
Non bastano le (fin troppe)
scenette comico-demenziali dei protagonisti a dare un senso alla
partita, così come alcune prevedibili scene drammatiche. La piattezza
generale della caratterizzazione di tutto e tutti, così assurda dopo
quel che s’è visto in Final Fantasy IV, fa passare in secondo piano la
buona giocabilità del titolo; i tanti brani musicali insopportabilmente
tediosi e ripetuti all’infinito spadroneggiano su tutte le altre tracce
della OST (che, per la cronaca, rimane una delle migliori in assoluto di
Nobuo Uematsu), di qualità ben più elevata; i soliti onnipresenti
scontri causali sono addirittura presenti in modo più numeroso di FFIV, e
questo è tutto dire visto che rendono di fatto FFV il titolo più
frustrante (forse a parimerito di FF1 per Nes) dell’intera saga. Livello
di difficoltà dunque alto, molto alto, e assolutamente non per
principianti. Tolto l’ottimo (e non originale) job system, ci si ritrova
un gioco che, tolta la patina grafica, lascia spazio solamente ad una
storia già vista e a personaggi inequivocabilmente fin troppo piatti e
stereotipati.
Curiosità: il gioco ha un sequel ufficiale nei 4 episodi che compongono la serie oav “Final Fantasy: Legend Of The Crystals”, distribuita anche da noi anni fa dalla defunta Dynamic Italia. In ogni caso, una anime di basso valore che si dimentica subito, viste anche la stranianti somiglianze con FF5 sugli aspetti negativi: scene comiche, tristi e storia dimenticabili su tutto.
TRAMA: 6,5
Troppo simile al precedente FFIV, personaggi stereotipati e troppo umorismo fuoriluogo.
GAMEPLAY: 7
Il
numero enorme di job presenti portano inevitabilmente ad un numero
spaventosamente alto ed eccessivo di scontri casuali, capace di tediare
come mai prima s’era riuscito nella saga.
LONGEVITA’: 7,5
La
saga inizia a diventare sempre più lunga come durata di gioco, ma
questo episodio in particolare finito una volta non si riprende più in
mano.
GRAFICA: 8
Un gran balzo in avanti da Final Fantasy IV, ma ancora non siamo al top.
MUSICHE: 9,5
Quasi
l’apice dell’espressività di Uematsu. A impedire il 10 netto vanno
alcuni brani decisamente tediosi ed irritanti presenti in alta misura
che fanno dimenticare la quantità spaventosa di capolavori.
VOTO COMPLESSIVO: 7
