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Recensione di Wild ARMs

Finalmente sugli scaffali del vostro negozio di fiducia…

…quante recensioni iniziano così? Tante, tante… non è il caso di quella che io mi appresto a scrivere (e voi vi apprestate a leggere), che tratta di un gioco sì eccezionale, ma ormai con qualche anno sul groppone, penalizzato in Italia da una distribuzione ritardata e forse talvolta snobbato dai videogiocatori più superficiali per il suo aspetto grafico che un pò sfigura su una potente PlayStation.
Stò parlando di Wild Arms sbarcato in Italia nel lontano 1998, dopo quasi un’ anno dalla data della sua uscita USA.

Siamo nell’ età del post-Final Fantasy VII, i puristi del GDR, ancora frastornati dalla bellezza del grande capolavoro di casa Square, rischiano una crisi di astinenza, costretti come sono a restare con le mani in mano o a consolarsi con Alundra, gioco di ruolo dal taglio decisamente più occidentale pubblicato dalla fu Psygnosis.
Quando nel 1997 Wild Arms arrivò negli States, partiva già svantaggiato dall’ etichetta di “tappabuchi” nell’ attesa di un Final Fantasy VIII che si sarebbe fatto aspettare ancora a lungo, e sicuramente non lo aiutò a fare breccia nel cuore dei videogiocatori un aspetto grafico che definire antiquato è poco.
Nonostante ciò il gioco, indubbiamente un grande capolavoro, e probabilmente il miglior GDR disponibile per la vecchia console Sony dopo i “giganti” della Square, riscosse un discreto successo, convincendo così (purtroppo con grande ritardo) gli sviluppatori a convertire il gioco per il formato europeo (cose che, ahimè, non è accaduta per i due capitoli successivi della saga, esclusivo appannaggio dei nostri “colleghi” d’ oltreoceano).

Il gioco è ambientato nel mondo di Filgaia, un tempo ridente e fioritoma ridotto da una cruenta guerra tra i malvagi demoni ed i Guardiani, protettori del pianeta, ad una distesa brulla e piena di mostri malvagi ed aggressivi.
Dopo oltre mille anni dalla fine della guerra il popolo di Filgaia ha cominciato a ricostruire una nuova civiltà, ma il mondo è ancora una volta minacciato da un’ invasione dei demoni del metallo. Ovviamente, solo i nostri tre eroi potranno salvare il mondo e riportare la pace su Filgaia (perdonate la frase fatta). In particolare, i tre eroi che portano sulle spalle il gravoso compito sono Rudy, un’ avventuriero errante abile nell’ utilizzare delle misteriose reliquie chiamate “ARM”, Cecilia, la figlia del duca di Adelheid ed erede al trono, che possiede la misteriosa capacità di comunicare con i Guardiani protettori del pianeta, e Jack, cacciatore di tesori e abile spadaccino, alla ricerca di una misteriosa forza che lui chiama “potere assoluto”, ed accompagnato nelle sue avventure da uno strano roditore, simpatico incrocio tra un criceto, un topo ed un folletto.

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Il gioco inizia con tre mini-avventure, ognuna delle quali vede protagonista uno dei tre PG, e permette di familiarizare con i personaggi e di scoprire qualche dettaglio sulle loro storie; dopo questa prima parte introduttiva i tre personaggi si incontreranno ed inizieranno il loro peregrinare alla ricerca di avventure, riuscendo alla fine (si spera…) a salvare il mondo.
Ma non voglio rischiare certo di rovinarvi la sorpresa di gustare per intero la deliziosa trama, per ciò per quanto riguarda le anticipazioni sulla trama mi fermerò qui.

Quando riuscii a mettere mano su una copia, la mia prima impressione fu quella di trovarmi di fronte ad uno dei miei cari vecchi giochi per il super nintendo, con personaggi bidimensionali in perfetto stile manga, che, se da un lato non sfruttano a pieno la potenza di calcolo della scatoletta grigia, dall’ altro danno al gioco quel tocco vagamente retrò che (diementicando per un’ attimo l’ obbligo di obbiettività di chi scrive una recensione) io personalmente adoro.
La grafica passa dal 2D delle fasi di interazione e di esplorazione ad una grafica completamente tridimensionale nelle sequenze di battaglia.
Purtroppo però il sistema grafico che gestisce le battaglie non mi ha lasciato per nulla entusiasta: i personaggi sono cubettosi e spesso si muovono a scatti, e talvolta nemici che sulla mappa hanno le stesse proporzioni dei nostri personaggi in battaglia appaiono come giganti.
Per restare in tema di battaglie, il sistema è quello classico a turni, un cliche di questo tipo di giochi; troveremo ancora una volta le classiche magie, una valanga di armi e accessori e le solite devastanti mosse speciali.

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Diversamente da quanto succede nei ff, le sequenze sulla mappa di gioco si basano più sull’ esplorazione di oscuri ed intricati dungeon e sulla risoluzione di enigmi che sull’ interazione con altri personaggi; nonostante ciò molto numerosi sono i dialoghi, la caratterizzazione dei personaggi è eccellente e la storia molto avvincente. Ogni personaggio è dotato inoltre di alcuni oggetti esclusivi, necessari alla risoluzione di particolari enigmi, come le bombe di Rudy, che permettono di aprire varchi nella roccia, o l’ accendino di Jack, con cui è possibie accendere torce nei bui labirinti che dovrete esplorare o liberare i passaggi ostruiti dall’ erba secca.

Ottima la sezione sonora del gioco; in particolare è eccezionale la musica dell’ introduzione, colonna sonora ideale di un immagginario seguito di “Per un pugno di dollari”.
Unica pecca una conversione non curatissima, con ampie bande nere ed una traduzione a tratti un pò troppo letterale (Got it! => Preso!).
Questo Wild Arms resta comunque senza alcun dubbio un grande gioco, che consiglio vivamente a tutti gli amanti di giochi di ruolo giapponesi; vi assicuro che, contando anche che ora come ora è possibile reperirlo ad un prezo stracciato, si tratta sicuramente di un’ ottimo acquisto.

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