Final Fantasy: in bilico tra manga e marketing
E’ impossibile, giocando a FinalFantasy VI o VII, non notare i
riferimenti e le ispirazioni alle produzioni anime e manga contemporanee
(e non): robot, combattimenti, sentimento, amore e principi
fondamentali spesso persi e capiti ormai solo dal party di protagonisti.
Ed è altrettanto impossibile non affermare che senza i manga e la lunga
tradizione giapponese in questo campo, FinalFantasy non sarebbe stato
lo stesso che conosciamo e che probabilmente non sarebbe durato più di
tre episodi. Facendo un esempio, lo stesso FinalFantasy VII si rifà
molto a produzioni come Evangelion in linea di visione del gioco e dello
svilupparsi della trama (badate, non sto facendo un paragone tra le due
cose, assolutamente incommensurabili ma sto solo dicendo che molti
spunti e molte atmosfere sono dovute proprio al Re degli Anime
moderni…).
Purtroppo l’ispirarsi ai manga e alla tradizione
giapponese, così ricca di principi elementari eppure sempre attuali e
basilari per una convivenza civile, si è rivelata un’arma a doppio
taglio nel momento in cui la Square ha dovuto cominciare a produrre
titoli per l’esportazione, sopratutto in USA, per la pubblicazione su
PSX. In USA infatti non è assolutamente popolare e diffusa la cultura
manga come da noi, e FinalFantasy VII, a mio giudizio il migliore
capitolo in assoluto della serie, nonché il più vicino alle tematiche
manga, forse per la vicinanza all’uscita di Evangelion in Giappone (la
prima pubblicazione dell’anime risale al 1995), ovunque best-seller e
gioco di culto, ha mancato il grande colpo proprio in USA, dove è
diffuso solo tra gli appasionati di manga e tra i fan della serie di
vecchia data. Per una Square già mezza assoggettata dalla Sony a causa
della PSX (della storia della Square e di FF cmq parlerò un’altra
volta), ciò si è tradotto in un ordine dall’alto di rendere il tutto più
occidentalizzato e meno legato al giappone, e il risultato è stato
FinalFantasy VIII. Non voglio entrare nel merito del valore oggettivo
del gioco (a mio parere comunque inferiore in tutto e per tutto ai
predecessori), ma è innegabile che l’obiettivo sia stato quello di
ampliare i confini della serie in un mercato ricco e potenzialmente
enorme come quello americano, oltre gli appassionati di manga. Quindi
abolizione della grafica Super-Deformed (tipica dei manga),
indebolimento della trama, impoverimento degli ideali e grafica
ultra-lussuosa come punto di forza. Si è ottenuto che FFVIII ha venduto
benissimo in USA ma ha deluso tutto il resto del mondo e la base di fan
della serie. Alla Sony hanno pensato bene di proporre quindi una via di
mezzo ed è così che è venuto fuori FinalFantasy IX, sicurmente meno
carismatico del settimo episodio, ma riprendente un po’ le tracce perse
della serie. Ritorna così un semi-super deformed, una trama un po’ più
articolata e una maggiore introspezione dei personaggi. Quello che
appare comunque chiaro è che la Square è praticamente in mano alla Sony
(ora più che mai data l’acquisizione legale di parte della Square
proprio da parte di Sony), e che sarà difficile vedere ancora giochi
fatti col cuore, della portata di FinalFantasy VII.
Diciamo che i
progettisti e i designers della Square se ne devono stare un po’ con le
mani legate e cercare di conciliare le esigenze di mercato con quelle
“passionali”. Il futuro è comunque molto radioso, prossima è la
pubblicazione di FFX e già pronti o quasi sono anche l’undicesimo e il
dodicesimo episodio della serie, che sulla carta promettono un ulteriore
“ritorno alle origini” rispetto a FFIX. Come dire…chi vivrà vedrà!!!
Alla prossima
kecci
