Recensione di Dark Cloud
Con una cerimonia mistica, ad opera del popolo dell’Est, viene risuscitato da un letargo di quattrocento anni il Genio Oscuro.
L’antico Demonio Nero è stato risvegliato per portare la distruzione nel
mondo e a farne subito le spese è Nolun, il villaggio del giovane Toan,
raso al suolo dal malvagio demone.
Fortunatamente, il Re degli Spiriti, un essere che racchiude in sé tutti
gli spiriti della natura, individua proprio in Toan l’unica speranza
per sconfiggere il Genio Oscuro, così gli affida l’Atlamilla, una pietra
dotata di poteri magici.
Il Demonio Nero ha fatto scomparire molti altri villaggi ma, il Re degli
Spiriti, nell’estremo tentativo di salvare sia i villaggi che gli
abitanti, li rinchiude nelle Atla, magiche sfere di pietra.
Purtroppo un misterioso potere ha sparso per il mondo queste sfere magiche, disseminandole in diversi luoghi.
Solo colui che possiede l’Atlamilla può assorbire il contenuto delle Atla.
Sarà così compito di Toan scovare tutte le Atla e ridare al mondo la sua
forma originaria, riportando al loro posto i villaggi e gli abitanti.
TOAN ALLA RICERCA DELLE ATLA
Il giocatore, ovviamente vestirà i panni di Toan, la cui missione è
recuperare le sfere ed estrarre da esse le parti necessarie per
ricostruire i diversi villaggi.
Le Atla si trovano sparpagliate all’interno dei vari dungeon, ognuno dei
quali è composto da circa una quindicina di labirinti o piani generati
casualmente; ciò significa che nessun labirinto sarà mai uguale. Ogni
labirinto ha la sua chiave d’accesso che è in possesso di uno dei tanti
mostri che lo popolano.
Questo implica il dover sconfiggere tutti i vostri nemici, almeno fino
al momento in cui otterrete quel che vi serve per accedere al piano
successivo. L’eliminazione del nemico, inoltre, vi gratificherà con
denaro e oggetti di varia utilità.
Oggetti e nemici sono anch’essi generati a random, come le pozze
d’acqua, oasi necessarie per far recuperare l’idratazione e l’energia
del vostro personaggio: infatti, una delle cose da tener sempre sotto
controllo, oltre al livello della salute, è il suo livello
d’idratazione.
Sarà così necessario dissetare e nutrire il vostro personaggio per recuperare punti salute.
Mentre in un più tradizionale GdR come Grandia o Final Fantasy è
l’aumento del livello del personaggio a far incrementare il valore delle
barre di salute e forza, in Dark Cloud questo compito è affidato agli
oggetti che troverete nei labirinti.
Un’altra peculiarità di questo gioco è la gestione delle armi: più si
utilizzano, più si usurano, finendo persino per spezzarsi. Infatti, ogni
colpo inferto a un nemico, danneggia la vostra arma e se il danno è
irreparabile, questa sparisce dal vostro arsenale, e non è proprio bello
ritrovarsi senza un’arma preziosa che magari avete potenziato sudando
le fatidiche sette camicie.
Le armi possono infatti, assorbire i poteri magici dei vari mostri potenziandosi di conseguenza.
Tutte le armi possono essere specializzate contro una certa categoria di
avversari, si possono anche aggiungere degli oggetti per aumentarne la
resistenza, l’agilità, il potere magico e via dicendo. Una volta
potenziata al massimo, l’arma può essere fusa e utilizzata per
potenziarne a sua volta un’altra
Ovviamente Toan non sarà solo durante la sua avventura, col progredire
della storia, verrà affiancato da altri sei personaggi giocanti, ognuno
con le proprie abilità, armi e poteri. Non ci sarà mai un party da
formare, sarà sempre solo uno il personaggio da gestire e questo
conferisce un valore più strategico al gioco.
In alcune situazioni all’interno dei labirinti, sarà per esempio
necessario scambiare Toan con un altro dei suoi compagni, ma solo Toan,
toccando le Atla, potrà liberarne il contenuto: gli altri personaggi,
non avendo l’Atlamilla, sono in tal senso solo di supporto.
COME UN ARCHITETTO
La parte più divertente e innovativa del gameplay di Dark Cloud è la
ricostruzione dei vari villaggi, detta Diorama. Potrete così ricostruire
pezzo per pezzo in tempo reale tutto un nuovo mondo in 3D, villaggio
dopo villaggio, esplorando immediatamente le parti che andrete man mano a
ricomporre.
Toan potrà così muoversi all’interno del Diorama e interagire con gli
abitanti, che forniranno anche le informazione per progredire con
l’avventura.
E’ proprio gratificante tornare da un labirinto con una bella scorta di
Atla e cominciare a costruire a piacimento un nuovo villaggio. Beh, a
piacimento non proprio, anche perché ogni persona del villaggio ha le
sue esigenze, così dovrete cercare di accontentare tutte le loro
richieste.
Ogni qual volta completerete una struttura del villaggio, si creerà un
“evento” e vi verrà dato un oggetto importante in premio.
Accontentare il cento per cento delle aspettative dei paesani, vi farà ottenere nuovi attacchi o item speciali
Molto carina è anche la resa grafica dell’ambiente circostante, che
cambia con il passare delle ore, passando dal giorno alla notte in tempo
reale.
Con il trascorrere delle ore, le luci nelle case si accendono, il cielo volge al tramonto e gli eventi mutano con esso.
Anche le interazioni possibili con i personaggi non giocanti (detti anche NPC o PNG), dipendono dal momento della giornata.
La gestione dei menu per assemblare i Diorama è semplificata al massimo e
in ogni momento sarà possibile modificare l’assetto dei vari elementi.
OCCHI E LE ORECCHIE
Graficamente il gioco si presenta completamente in 3D, con circa
sessanta minuti di filmati d’intermezzo realizzati con lo stesso motore
grafico del gioco. Le texture e i modelli in 3D dei personaggi sono ben
realizzati e si nota una certa cura nel rendere i vari particolari come
l’abbigliamento, l’interno delle case o l’accendersi delle luci al calar
della sera.
Peccato che le musiche, per quanto orecchiabili, siano un po’ ripetitive
e vengano a noia dopo il ventiquattresimo ascolto. Il gioco è
completamente localizzato in italiano e i menu sono semplificati al
massimo, come i comandi per gestire i personaggi
Dark Cloud è un Action RPG decisamente ispirato allo stile di Zelda. In
realtà è più un cocktail di vari elementi presi in prestito da diversi
titoli: il già citato Zelda, Vagrant Story, Sim City, Diablo e Breath of
Fire.
La palese ispirazione a Zelda non è solo data dalla scansione temporale
degli eventi ma anche dalla scelta della gestione dei comandi del
personaggio molto semplificata, dalla struttura dei menu e dall’uso del
lock, che permette di tenere sempre sotto mira un avversario.
L’attacco gestito dalla pressione di un unico pulsante, l’inventario
degli oggetti attivi, che permette di avere a portata di mano degli
item, sono tutti elementi fortemente “zeldiani”
Da Vagrant Story, Dark Cloud prende in prestito la gestione e la
specializzazione delle armi. Dalla serie Diablo, prende la generazione a
random dei dungeon, mentre la costruzione dei villaggi, ricorda il noto
simulatore cittadino Sim City (eliminandone la parte gestionale). Anche
il sottogioco della pesca, sembra provenire da Breath of Fire o dallo
stesso Zelda.
In Dark Cloud c’è anche un pizzico di Rithm n’Game e di Shenmue,
infatti, alcuni duelli si vincono premendo nella sequenza corretta i
tasti del pad mostrati su schermo.
Si ha proprio la sensazione che i programmatori abbiano analizzato gli
elementi caratteristici di alcuni titoli vincenti e abbiano provato a
fonderli in un unico gioco.
Il risultato però non è dei migliori visto che tutti questi “prestiti”
appaiono sminuiti e/o banalizzati rispetto alle fonti di ispirazione
originali.
Con questo non vogliamo dire che Dark Cloud non sia un titolo
divertente, godibile o che fallisca nel suo intento, solo che ci sono
alcuni difetti evitabili, come il movimento delle telecamere, che spesso
intralcia il giocatore invece di aiutarlo
Mentre Zelda ha un bilanciamento dei livelli che rasenta quasi la
perfezione e il giocatore non si trova mai impossibilitato a terminare
un dungeon perché gli manca un oggetto, in Dark Cloud questo problema
spesso sussiste.
E’ la diretta conseguenza di avere un dungeon generato random, non è
detto che si riesca a trovare quel che serve, magari per riparare
l’ultima arma rimasta ormai gravemente danneggiata. Questo, non rende il
gioco frustrante, non è neppure un difetto mastodontico, non si
fallisce la missione, si esce dal labirinto, magari perdendo del denaro e
si ricomincia da capo.
Tanto Toan non muore mai…
Peccato che i programmatori siano stati un po’ avari e il denaro a
disposizione sia assai scarso, soprattutto vista la necessità di
acquistare item come le polveri per riparare le armi, gli oggetti per
rimediare agli status alterati, o gli accessori per potenziare le armi.
In compenso, il gioco è in netta contro tendenza con tutta una serie di
titoli usciti ultimamente, offre infatti circa una cinquantina di ore di
gioco, soprattutto se vi cimentate nei vari sottogiochi come la pesca o
l’esplorazione delle aree segrete dei vari labirinti.
VOTO PERSONALE: 7 (su 10)
