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Recensione di Final Fantasy III

27 aprile 1990: poco prima dell’imminente passaggio al Super Famicom (Super NES in occidente), Squaresoft lancia sul mercato giapponese del Famicom (NES) quello che sarà l’ultimo Final Fantasy a 8 bit. Non andrà così bene ad europei e americani visto che, come il secondo episodio, Final Fantasy III rimarrà un’esclusiva a solo uso e consumo del popolo degli occhi a mandorla, non venendo mai ufficialmente esportato fuori dall’arcipelago giapponese (andrà meglio a Final Fantasy IV e VI, ribattezzati per ovvi ma futili motivi FFII e III). Ed è un peccato, essendo Final Fantasy III pienamente meritevole di entrare nell’olimpo degli episodi più riusciti della saga. Ma andiamo con ordine: il plot di quest’episodio vede protagonisti 4 giovani orfani, uguali e quindi senza nessuna caratterizzazione (un passo indietro in questo senso rispetto ai primi timidi tentativi di evoluzione del precedente episodio), allevati nel remoto villaggio di Ur che, durante un terremoto, finiscono con lo scoprire una caverna sotterranea con all’interno uno dei leggendari cristalli di luce che governano le forze della natura del Floating Continent, ambientazione della prima parte di gioco.”Prendete l’ultima luce… L’ultima speranza rimanete in me. Di questo passo, anche questa luce svanirà… L’equilibrio di tutto sta crollando. Se ascolterete la luce, riceverete poteri dai cristalli. Voi siete i prescelti! Non dovete permettere che questo mondo scompaia.”, dice il cristallo, affidando ai 4 ragazzi i suoi poteri. Fortunatamente i vari personaggi comprimari sono invece sufficientemente profondi per rimanervi almeno un po’ affezionati. Divenuti cavalieri della luce, i quattro ragazzi intraprendono quindi un viaggio avventuroso in cerca degli altri cristalli sparsi per il pianeta, in modo da ristabilire l’equilibrio delle forze della natura. Contro di loro avranno Zande, un super mago deciso a evocare nuovamente la potentissima Cloud of Darkness, una potentissima creatura della consistenza delle nuvole, per cancellare il mondo degli umani. Non sanno che in passato un’altra popolazione aveva deciso di sfruttare i poteri dei cristalli, portando alla distruzione della loro civiltà… Sicuramente non il massimo dell’originalità, una storia simile l’abbiamo già vista nel primo episodio, (originalissima però l’idea della vita del pianeta rovinata dallo sfruttamento umano, che verrà utilizzata anche molti anni dopo nello strafamoso Final Fantasy VII), ma le numerosissime innovazioni portate dal terzo episodio della saga fanno passare tutto in secondo piano. Iniziamo dalla colonna sonora di Nobuo Uematsu: finalmente un suono pulito (il sonoro gracchiante dei primi due episodi rimane fortunatamente solo un brutto ricordo) per una colonna sonora davvero magnifica: sontuosa, espressiva, meravigliosa nel dare una “voce” agli eventi raccontati. Davvero eccellente ed azzeccatissima, formata da un numero ragguardevole di brani, quasi tutti di qualità fantastica (molti di essi verranno riutilizzati moltissimi anni dopo nel racing game per PSone “Chocobo Racing”, sempre della Square) che non si dimenticano concluso il gioco. Ascoltate “Boundless ocean” o”Elia the maiden of water” per verificare con le vostre orecchie. Sempre in tema di innovazioni sonore, non si può non ricordare come finalmente anche i boss abbiano in Final Fantasy III una battle theme tutta loro (solo nell’episodio II si era osato dare una battle theme diversa a due bestie: queste erano il boss Behemot e, nel finale, l’Imperatore) e, udite udite, il boss finale a sua volta ne ha una tutta sua. Sebbene possa sembrare un dettaglio irrilevante, non sono pochi coloro che si erano lamentati dell’assenza di questa particolarità negli episodi precedenti. Veniamo poi al sistema di combattimento, vera, principale innovazione di quel che era il passato recente: finalmente i personaggi attaccano un avversario invece che colpire il vuoto! Può sembrare un’idiozia, ma chi ha giocato agli episodi precedenti ricorderà ancora con orrore quando una volta sconfitto un nemico il personaggio impostato che lo doveva precedentemente colpire si metteva a sferrare fendenti nel nulla! Un’innovazione non da poco, anzi, assolutamente dovuta, considerate le imprecazioni che si tiravano nei primissimi episodi per quell’assurda scelta. Inoltre, può sembrare una stupidata (forse lo è), ma finalmente vengono evidenziati i damage e heal points quando un personaggio compie o subisce un attacco. Per l’ATB, active time battle, bisognerà invece aspettare il quarto episodio. Veniamo adesso al sistema di gioco di questo episodio: è il primo Final Fantasy in assoluto a fare uso del job system, famoso in FFV e nei due Tactics. Per chi non lo conoscesse, il job system consiste nella possibilità di assegnare ad ogni personaggio una determinata classe (con annesse abilità peculiari) e, progredendo nella storyline, variare la stessa più e più volte in base alla necessità: cambiando classe (e ce ne sono innumerevoli: mago nero, mago bianco, mago rosso, monaco, vichingo, studente, cacciatore…), il personaggio selezionato cambierà totalmente aspetto esteriore e avrà le abilità di combattimento particolari di quella classe (il mago nero ha la possibilità di usare magia nera, il ladro di rubare, il ninja di lanciare shuriken…). Per cambiarla, bisognerà oltre a de-equipaggiare tutte le armi, avere anche abbastanza capacity points (rimediabili vincendo battaglie). Inutile aggiungere che sarete incentivati a sviluppare il più possibile ogni classe, visto che più la terrete (e quindi più vittorie riporterete in battaglia) e più incrementeranno le vostre statistiche (e vi serviranno meno capacity points per cambiare job). Oltre al job system, Final Fantasy III fa da culla anche ad altre new entries che diveranno un marchio di fabbrica della saga: i mog ad esempio, le summon (inutile dire che solo il job dell’evocatore potrà permettere di usarle). Va sottolineata la presenza personaggi importanti, anche se poco conosciuti, come Dorga e Unne, qui in una drammatica parte. E riguardo al dramma, non si può che ricordare come Final Fantasy III sia probabilmente uno degli episodi più drammatici, dove diversi comprimari muoiono per permettere ai protagonisti di andare avanti. Una storia che, pur lineare nella storyline, diventa proprio in questa funzione epica a dir poco, coinvolgendo alla grande il giocatore e appassionandolo sempre maggiormente fino alla conclusione della storia. Graficamente il tempo passato tra il secondo episodio e questo sembra infinito, essendo FFIII dotato di una grafica pressoché al top delle potenzialità del Famicom: davvero molto bello da vedere anche oggi nelle ambientazioni e nelle scelte di colori, al contrario dei precedenti due scarnissimi episodi. Se ci fossero stati perlomeno gli sfondi nelle battaglie invece del vuoto nero, probabilmente il voto sarebbe stato 10. Rimane in ogni caso notevolissimo. Capitolo giocabilità: sicuramente uno dei FF più giocabili in assoluto. Non solo il job system è talmente accattivante da volerti fare provare e sviluppare tutte le classi esistenti, ma anche il gioco è dotato di una grande varietà e fantasia: basti pensare alla magia Mini, l’unica che ti permette di esplorare un villaggio di nani o che ti fa entrare in un dungeon situato all’interno di una statua; alla World Map gigantesca, che dopo aver esplorato fino in fondo si scopre essere solo un piccolo tassello di un’altra ben più grande (immensa direi); ad alcune side quest favolose (percorrere tutto il Floating continent in groppa ad un chocobo); alle locazioni che si sbloccano sulla World Map gigante dopo aver fatto abbassare le acque, e molto altro ancora… Un concentrato di genialità, una dietro l’altra, che non fanno scemare in nessun momento la voglia di andare avanti. Un Final Fantasy che ha sicuramente fatto scuola, praticamente il primo davvero rivoluzionario, quello che ha gettato le basi per l’ultra giocabilità e l’appeal maggiormente “commerciale” degli episodi successivi (ma, torno a ripetere, queste agevolazioni nel gameplay erano dovute). Un must sicuramente. Curiosità: come gli episodi I e II, anche il III è stato fatto oggetto in tempi recenti di un remake totale che lo cambia non poco, stravolgendo il livello di difficoltà (inizialmente alto) e l’aspetto grafico. Al contrario dei precedenti due, sviluppati precedentemente per Wonderswan (misconosciuta handheld console nipponica della Bandai che s’è risolta in un fallimento) e poi passati su PSone e GameboyAdvance, Final Fantasy III ancora deve uscire (s’è rivelato un fallimento il porting per Wonderswan: un progetto cancellato perchè troppo ambizioso), e la piattaforma che lo ospiterà è il Nintendo DS. Al contrario dei primi due, questa volta il rifacimento è davvero radicale, essendo totalmente in 3D. Si prospetta sicuramente un capolavoro: bisogna solo vedere se il rifacimento andrà a toccare pure storia e personaggi. Resta il fatto che le potenzialità sono davvero altissime, così come le aspettative. In attesa della sua release, è consigliabile rimediarsi l’unico vero Final Fantasy III procurandosi rom ed emulatore, disponibili proprio nella sezione in cui vedete pubblicata questa recensione.

TRAMA: 7,5
Un gran passo avanti rispetto agli scarni FFI e II. Godibile ancora oggi, non ha nulla da invidiare a quella degli episodi successivi.

GAMEPLAY: 9
Grande varietà di gioco e ottimo sistema di crescita garantiscono una avventura appassionante con la costante voglia di andare sempre più avanti. Livello di difficoltà medio/alto.

LONGEVITA’: 8
Un Final Fantasy un pò più corto del solito, ma che gioco!

GRAFICA: 9
Apprezzabile ancor oggi, praticamente il top delle potenzialità del Famicom.

MUSICHE: 9
Prima vera grande colonna sonora a opera di Nobuo Uematsu.

VOTO COMPLESSIVO: 8,5

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